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Monte Cavallo di Azzano metri 1020

Via “Il Cavallo Ammaestrato”

Apritori: Marco Merlini e Maurizio Santini

Il monte Cavallo (“Cavallino nella vulgata) è quel rilievo montuoso che

separa Azzano da Basati, paese da cui se ne vedono i torrioni sommitali:

la via è tracciata sulla parete Est del torrione di destra, del quale percorre nella sua parte centrale il diedro

visibile dal paese.

Il diedro ha orientamento NE: nel pomeriggio è dunque in ombra.

Il nome della via? Cent’anni fa nasceva Gianni Rodari.

Tra le sue Fiabe lunghe un sorriso si trova quella che ci fornisce il nome: quanto mai pertinente, dato il

toponimo del rilievo, la lunghezza della via (poco più di un sorriso ma con molta cautela, data la delicatezza

apuanica della roccia, uno scisto simile a quello de Pizzi del Bottino e dello Zucco delle Marzoline) e la

laboriosità del suo ammaestramento.

Itinerario per alpinisti: l’avventura del lungo avvicinamento e la salita dal basso in stile montano,

pur addomesticata con protezioni ogni 2-3 metri, perlopiù a fix, possono rappresentare una sfida preparatoria

a scalate di tipo dolomitico.

Una premessa

La via ha richiesto una lunga gestazione, in quanto si è dovuto rintracciare il vecchio sentiero che dall’abitato

di Basati portava, passando rasente alla cima del Piccolo Cavallo, al paese di Azzano.

Alla fine, dopo diverse escursioni compiute nell’arco di un paio di anni (e che non sempre hanno determinato

un avanzamento reale), il sentiero - che raggiunge e supera alcune postazioni di caccia al cinghiale - è stato

ritrovato e reso più sicuro.

La via, ultimata alla fine di febbraio 2020, aspettava il nostro ritorno il 9 marzo per rimuovere corde fisse e

rinvii e ripercorrerla da ripetitori per confermare le difficoltà incontrate, ma il giorno prima iniziava la

quarantena del covid 19, dunque era giocoforza sospendere il lavoro. Ora siamo finalmente in grado di

pubblicare questa relazione.

Avvicinamento

Si lascia l’auto al parcheggio alto di Basati.

Uscendo dal paese, c’è un primo bivio dopo poche centinaia di metri (4’ circa): si prende a destra, in leggera

discesa. A 30’ dal parcheggio abbiamo un secondo bivio: qui si gira a sinistra, e il sentiero sale decisamente

(prima mezzora).

Altri 10’ o poco più e si trova un terzo bivio: anche qui si prende a sinistra, sempre in salita. Da questo

momento occorre porre attenzione ai bolli rossi (tendenzialmente rombi, come nelle nostre intenzioni, ma le

varie forme della natura - tronchi e massi - hanno offerto il loro concorso, per cui ai rombi si affianca qualche

losanga e almeno un aquilone…).

È la parte più faticosa della salita, con tracce di sentiero che salgono nel paleo, per 20 minuti circa (seconda

mezzora).

Si giunge ora a vedere sulla destra una macchia di erica scoparia, raggiunta la quale si segue il passaggio

ricavato al suo interno per raggiungere in 4-5 minuti una traccia pianeggiante, che si segue verso destra

(freccia rossa sulla roccia) sino a pervenire a una breve selva di castagni che occorre attraversare, guidati

sempre dai bolli rossi, fino a trovare (altri 4-5 minuti) sulla roccia una prima corda fissa, che va seguita.

Al suo termine si continua a costeggiare la roccia, per poi traversare ulteriormente – sempre verso destra –

fino a cambiare versante e ad entrare nel castagneto che sale dal Canale Giardino (ancora 4-5 minuti).

Ora si sale nel bosco, sempre seguendo i bolli, fino a raggiungere una placconata rocciosa, alla cui sinistra

sono tese una seconda e una terza corda fissa (tra le due si trova la partenza originaria della via, poi

abbandonata in quanto la pioggia rende fradicia e scivolosa la roccia soprastante), che si seguono fino

all’attacco della via (terza mezzora).

Tempo complessivo di avvicinamento: 90 minuti.

Materiale

Due mezze corde o una corda intera da 60 metri.

Dieci rinvii, utile qualche nut o friend piccolo.

Per il resto normale dotazione alpinistica.

Relazione

Alla fine (sinistra) della terza corda fissa si trova la sosta di partenza.

1. Ci si alza su un diedrino appena accennato (III), poi per placca (IV) che si raddrizza fino a uno

spostamento a destra (5a, fix con cordone), si piega poi a sinistra fino un piccolo strapiombo (4°).

Si prosegue per la verticale (5c) rinviando alla base di un alberello (cordino) e si perviene a una cengia

erbosa in vista del diedro del secondo tiro. (18 metri, sosta con 2 fix, cordone e maglia rapida).

2. Si sale lungo il diedro fino quasi al termine (6a di continuità, passi di 6a+), ci si sposta a sinistra e si

supera l’ultimo tratto verticale (5b) fino a giungere alla sosta, posta un metro a destra.

(20 metri, sosta con 2 fix, cordone e maglia rapida).

3. Ci si alza in verticale per un paio di metri (5b), poi inizia un traverso ascendente verso sinistra (5c, poi 4°

fino a uno spigolo. Qui si sfrutta con la mano sinistra il labbro di un canale/fessura verticale (5a) per

alcuni metri (alberello con cordino) per poi a rientrare verso destra (IV, chiodo). Infine due-tre metri

verticali con un passo leggermente strapiombante (5a) permettono di uscire su una terrazza erbosa,

dove si trova la terza sosta. (30 metri, sosta con 2 fix, cordone e maglia rapida).

Discesa

Doppie per la via di salita.

Discesa ripercorrendo il tragitto di avvicinamento (tempo: circa 80 minuti).

Ecco il pilastro su cui corre la via. La zona in ombra al suo centro corrisponde al diedro del secondo tiro.

Nella parte alta la via anziché seguire la fessura (roccia rotta) si sposta a sinistra verso lo spigolo per poi

rientrare sulla verticale della parte bassa.

Tra i due strapiombini del primo tiro.

In sosta al secondo tiro, si recuperano i materiali usati per l’apertura.
Testo e foto gentilmente concessi da Marco Merlini.

 
 

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